Nessuno vuole essere Robin è uno splendido brano del 2017 cantato da Cesare Cremonini che ad un certo punto dice “Ti sei accorta anche tu, che siamo tutti più soli?Tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori Ti sei accorta anche tu, che in questo mondo di eroi Nessuno vuole essere Robin”. Il cantante bolognese fa ancora una volta riferimento al rigore calciato alle stelle da Roberto Baggio nella finale dei Mondiali del 1994 giocati negli Stati Uniti e persa dall’Italia contro il Brasile di Romario. Il cantore di quella partita fu Bruno Pizzul, voce della Nazionale Italiana di calcio per quasi 20 anni. Friulano, alto, elegante, educato, Pizzul è stato (e sarà ancora per tanto tempo) il modello per chiunque abbia raccontato anche solo per un minuto la partita ai giardinetti sotto casa. Nativo di Udine, non ha mai avuto la fortuna di raccontare, con quella voce calda e melodiosa, una trionfo dell‘Italia del calcio. Le Notti Magiche del 1990, il sogno americano del 1994, il dualismo Baggio-Del Piero in Francia del 1998 e il disastro nippo-coreano del 2002. Si è rifatto però con le tante vittorie nelle coppe europee delle squadre di club italiane, che negli anni ’80 e ’90 spadroneggiavano in ogni dove.
Una voce unica, imitata da tutti, tanto da renderla assolutamente inimitabile. Non solo delusioni con la Nazionale azzurra: i gol di Schillaci a Italia ’90, quelli di Roby Baggio a Usa ’94, il cucchiaio di Totti nella mitica semifinale di Euro 2000 contro l’Olanda e tantissime perle, tormentoni, per quello che è stato più di un giornalista, più di un telecronista. Decine e decine di partite incartate magnificamente, con quel tono di voce reso ancora più magico da quello che accadeva in campo. Le telecronache con la voce “ovattata” di quando la tecnologia non era a pieno servizio dell’uomo, non come oggi che sta succedendo il contrario. Modesto, ironico, tanto da non far mancare la sua presenza in trasmissioni che usavano il calcio come modo per far ridere e sorridere. Un tempo che sembra lontano anni luce, visto che nel mondo pallonaro contemporaneo comandano esperti e match analyst.
Per chi vi scrive Bruno Pizzul è stato il motore che si è acceso, la scintilla che scatta, il punto di riferimento. Dei tanti, tantissimi gol raccontati e confezionati da lui porterò per sempre nel cuore quello realizzato da Dejan Savicevic con la maglia del Milan ad Atene nella finale di Champions League del 1994 vinta per 4-0 dai rossoneri di Fabio Capello (altro friulano dal cuore caldo) contro il Barcellona del più che borioso Johann Cruijff. La meraviglia del momento, davanti ad una prodezza incredibile, tradotta in racconto, che la storia ha reso mitico, proprio come il suo timbro di voce da usignolo. Immortale. Grazie Bruno, grazie di tutto, sei stato e sarai per sempre il nostro Batman.