Audero colpito da un petardo: i fatti
Audero poteva subire conseguenze più gravi. Cosa è accaduto nel match Cremonese-Inter della 23ª giornata.
Cremonese-Inter, stadio Giovanni Zini. A pochi minuti dalla ripresa, intorno al 49′ di gioco, un petardo viene lanciato in campo da un tifoso nerazzurro. E viene lanciato a pochi metri da Emil Audero, portiere della Cremonese.
Audero si accascia a terra, stordito, tanto da non riuscire neppure a sentire la voce dei compagni di squadra e degli avversari che gli chiedono come sta. Viene immediatamente soccorso dallo staff medico.
Lautaro Martinez e Dimarco, rivolti verso la propria tifoseria, allargano le braccia, increduli per il gesto e in segno di disappunto.
Il portiere della Cremonese, fortunatamente, si rialza e resta in campo, prosegue la partita. All’inizio con qualche difficoltà all’orecchio destro.
Le conseguenze del petardo in campo
A lanciare in campo il petardo che ha colpito Audero è stato un giovane ultrà, 19 anni e incensurato. La conseguenza del gesto, per lui, è l’arresto e il trasferimento al carcere di San Vittore.
Non quindi un tifoso del club San Marino come inizialmente si era ipotizzato tanto da portare il club sammarinese a rilasciare la dichiarazione qui sotto riportata: “Come Inter Club San Marino ci assumiamo la responsabilità del fatto che un nostro socio fosse presente a Cremona. Prendiamo però le distanze in modo totale dal suo comportamento. Durante la trasferta agiva in maniera autonoma, senza che fossimo a conoscenza delle sue intenzioni. Abbiamo già richiesto la sua espulsione dal club e stiamo collaborando con la Digos per accertare ogni responsabilità”.
Ad ogni modo, come riferito da Maurizio Improta, presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive non si è trattato di un singolo lancio di bombe carta, ma di più persone coinvolte.
Sulla vicenda è intervenuto anche Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, che all’Ansa ha dichiarato: “Siamo in costante contatto con le autorità competenti per fare piena luce sul grave episodio avvenuto ieri sera a Cremona. Una volta identificati tutti i responsabili, l’Inter eserciterà la clausola di gradimento per vietare loro l’accesso a San Siro e procederà nei loro confronti anche in sede giudiziaria“.
La sanzione per l’Inter
In base alla normativa vigente, se un calciatore colpito da un oggetto lanciato dagli spalti non riporti lesioni gravi e sia in grado di proseguire la gara, l’incontro non viene sospeso né rinviato.
La partita dunque resta valida.
Ciò però non toglie che il regolamento stabilisce che le società rispondano in via oggettiva del comportamento dei propri sostenitori nel corso delle competizioni ufficiali. In casi come questi il giudice sportivo è tenuto a irrogare una sanzione pecuniaria nei confronti del club i cui tifosi si rendano responsabili del lancio di oggetti, fumogeni o petardi sul terreno di gioco.
L’entità dell’ammenda è graduata in funzione della gravità dell’episodio. Quando un petardo esplode in prossimità dei calciatori, la sanzione prevista varia da un minimo di 10.000 euro fino a un massimo di 50.000 euro. Nei casi ritenuti di particolare rilevanza, invece, il giudice può valutare l’adozione di ulteriori misure.
A occuparsi di tali questioni ci pensa il Codice di Giustizia Sportiva che, in varia misura agli articoli 6, 8, 25, 26 e 29 prevede che le società rispondano per i fatti violenti commessi da uno o più dei propri sostenitori, sia all’interno dell’impianto sportivo sia nelle aree esterne immediatamente adiacenti. Per le società di Serie A, come già detto, è prevista “l’applicazione della sanzione dell’ammenda, eventualmente accompagnata da diffida, in una misura compresa tra 10.000 e 50.000 euro”. In presenza di recidiva o di circostanze aggravanti, il quadro sanzionatorio può essere ulteriormente inasprito, includendo la chiusura di settori dello stadio o la squalifica del campo.
La decisione
Divieto di trasferta fino al 26 marzo, per tre giornate. Ecco quanto è stato stabilito.
La tifoseria nerazzurra non ci sarà nelle sfide contro Sassuolo, Lecce e Fiorentina.
Come sempre, ci si ritrova a dover fare la stessa considerazione: lo sport non è questo. La fortuna, altrettanto come sempre, è poterle raccontare certe cose, è che non ci siano state conseguenze più gravi per il calciatore. Quello che è successo non ha nulla a che vedere con il calcio e con lo sport. Non è tifo, non è passione.
È solo un gesto che mette in pericolo chi scende in campo e finché certi gesti continueranno a trovare spazio sugli spalti, a perderci non sarà solo una società, ma lo sport stesso.




