Lasciando da parte i pareggi contro Fiorentina e Torino, a suo tempo le peggiori difese del campionato (Luciano Spalletti era già il tecnico della Juventus, ma da troppo poco tempo per pensare di poter incidere), le gare con Lecce, Cagliari, Atalanta e Lazio hanno ora tanto in comune. In questo poker di match i bianconeri hanno racimolato tra campionato e Coppa Italia solo due pareggi (altrettante sconfitte). E non c’è niente di casuale, a differenza di quanto raccontano certi buontemponi.
Juventus bella ma poco incisiva
Ci sono diversi comuni denominatori in queste gare, caratterizzate da ottime prestazioni della Vecchia Signora, che però non è riuscita in nessuno dei quattro casi a fare bottino pieno. Premessa doverosa: il tecnico di Certaldo ha compiuto un miracolo dal punto di vista tattico, la media punti è migliorata, ma gli errori tecnici e delle scelte sono gli stessi che si vedevano con Allegri, Motta e Tudor. Morale della favola? Puoi giocare bene quanto vuoi, se il livello degli interpreti è quello e commettono costantemente gli stessi errori, miracoli non se ne possono fare.
Non è un caso se Spalletti prende la Juventus a -6 dalla vetta della classifica e oggi si trova a -12. Davanti l’Inter fa un campionato a parte e riprendere i nerazzurri è ormai impossibile per i bianconeri. Il derby d’Italia che sta per arrivare, insomma, difficilmente deciderà la lotta per il titolo e in attesa delle gare delle concorrenti, Madama dovrà limitare i danni per non perdere contatto con la lotta Champions.
Questa Juve ormai ci ha abituato a prestazioni che sono croce e delizia della tifoseria, con gli interpreti a turno a commettere errori imperdonabili. Una volta tocca a Cambiaso, un’altra a Locatelli, poi Di Gregorio… Quando sembra che alcune situazioni siano finalmente superate, si incappa in “orrori” tecnici e di scelte che alla fine vanno ad inficiare il percorso.
“Cappellate” sempre dietro l’angolo
Nonostante sia il secondo attacco del campionato di Serie A, la Juventus di Spalletti fa maledettamente fatica ad andare in gol e non è un caso che contro la Lazio le reti arrivino su due colpi di testa, uno di McKennie e uno di Kalulu.
I problemi dell’attacco sono arcinoti, così come le “cappellate” commesse in costruzione, nello sviluppo dell’azione o nella scelta soprattutto sulla trequarti prima della finalizzazione. Problemi che non si sono risolti nonostante il cambio di allenatore e proposta di gioco. E che non si risolveranno da qui a fine stagione.
Insomma, in attesa dei cambiamenti necessari nel parco giocatori la prossima estate, da qui a maggio la Juventus dovrà giocarsi punto a punto una qualificazione alla prossima Champions League che è vitale sia dal punto di vista sportivo sia economico.




