Bosnia batte Italia dopo i calci di rigore – “Ho chiesto a Gattuso e Buffon di restare. Per quanto mi riguarda, la parte tecnica è da salvaguardare. Per quella politica, ci sarà un Consiglio Federale la prossima settimana anche se capisco la richiesta di dimissioni, ci sono abituato”. Gabriele Gravina come se niente fosse al termine di Bosnia-Italia, finale playoff che la nazionale italiana ha perso mancando l’appuntamento con la Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva. Da 12 anni i bambini italiani non conoscono un Mondiale di calcio, ma per il numero uno della FIGC non ci sono nemmeno stavolta le condizioni per fare un passo indietro.
Italia, Gravina non si dimette: interviene Meloni
A questo punto è assai probabile che intervenga direttamente la politica, con il governo Meloni che potrebbe fare pressioni su Gravina per fare un passo indietro, oppure spingendo le componenti a sfiduciarli nel prossimo Consiglio Federale. Posto che a mio avviso il commissario tecnico e il direttore sportivo sono tra i meno colpevoli, la terza mancata qualificazione Mondiale di seguito non può passare assolutamente in cavalleria.
I vertici del calcio italiano vanno azzerati, poiché si continua ad andare di male in peggio. Inutile dare la colpa alla pirateria se l’Italia non sforna talenti e se il massimo campionato italiano non può permettersi i giocatori più forti in circolazione. Il movimento è in crisi da troppi anni e la vittoria degli Europei del 2021 è stato solo un puntino in un mare di errori madornali. Una parentesi fortunata che non ha avuto conseguenze positive, se non nella narrazione di qualche buontempone che è stato puntualmente smentito dai fatti.
Che fine hanno fatto le riforme promesse?
In tanti hanno provato a rinnovare il calcio italiano nella storia recente, su tutti Roberto Baggio, chiamato ad applicare delle riforme che nessuno gli ha mai consentito di fare, fino a costringerlo a gettare la spugna. Ci sono giochi di potere e di palazzo che non vogliono che gli equilibri cambino e di conseguenza lucrano sullo status quo dell’azienda calcio nostrana. Non c’è futuro in questo modo: non vogliono diminuire il numero dei club, non vogliono riformare i campionati, non vogliono riformare la giustizia sportiva, che sta per essere colpita da un ciclone da parte della Corte di Giustizia Europea. Vogliono che il calcio italiano resti così, mediocre, e che possibilmente peggiori.
Per la prossima settimana è stato convocato un Consiglio Federale all’interno del quale, se Gravina avrà i numeri, e oggi ce li ha abbondantemente, andrà avanti per la sua perdente strada. Le proteste dureranno giusto qualche settimana, poi gli impegni dei club distoglieranno l’attenzione e nessuno parlerà più dell’ennesimo disastro federale. Almeno fino al prossimo. Purtroppo, viviamo in una nazione che non ha umiltà e cultura calcistica, si vive alla giornata e si tenta di galleggiare nella speranza di un colpo di coda casuale che faccia da intervallo tra gli insuccessi. Non se ne esce, a meno di una rivoluzione, di cui al momento non c’è sentore.




