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Home Calcio Sostiene Nicolino

Juventus batte Genoa tra i soliti fantasmi

All'Allianz Stadium finisce 2-0 per i bianconeri, che si portano a -1 dal Como ma ora devono dare continuità contro l'Atalanta

Mirko Nicolino da Mirko Nicolino
6 Aprile 2026
in Sostiene Nicolino, Calcio
juventus genoa
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Indice dei contenuti nascondi
1. La Juventus sottomette il Genoa nel primo tempo
2. Di Gregorio subentra e salva il risultato

La vittoria della Juventus contro il Genoa all’Allianz Stadium è la fotografia perfetta della stagione che attraversando la “Vecchia Signora” sotto la gestione Spalletti: una squadra capace di annichilire i propri avversari, ammaliare e, un istante dopo, di terrorizzare i propri tifosi. Il 2-0 finale regala tre punti “di platino”, portando i bianconeri a una sola lunghezza dal quarto posto occupato attualmente dal Como. Eppure, nonostante il risultato sorrida, la serata torinese lascia in eredità anche interrogativi, soprattutto in vista del prossimo turno, quando la Signora dovrà far visita all’Atalanta.

La Juventus sottomette il Genoa nel primo tempo

Il primo tempo è stato un saggio di ciò che la Juventus vorrebbe essere. Una squadra da 8 in pagella, totalmente padrona del campo, capace di schiacciare il Genoa di Daniele De Rossi grazie a un giro palla fluido che ha neutralizzato ogni tentativo di pressione alta dei rossoblù. Le reti di Bremer e McKennie sono state la logica conseguenza di un dominio tecnico e tattico che avrebbe potuto (e dovuto) portare a un punteggio ben più pesante. In quella prima frazione, la Juve ha mostrato una maturità e una proposta di gioco moderna, gestendo le coperture con ordine e rendendosi costantemente pericolosa, soffrendo solo per alcune disattenzioni su situazioni da fermo.

Tuttavia, come in un paradosso temporale, la ripresa ha riportato a galla i fantasmi degli ultimi anni. Quella che era una macchina quasi perfetta si è trasformata in una squadra da 5, vittima di una serie incredibile di errori individuali e di una cronica incapacità di gestire il vantaggio. I passaggi elementari sbagliati e i palloni regalati agli avversari nei pressi della propria area di rigore sono sintomi di un male della Juventus che sembra prescindere dall’allenatore in panchina. Che sia Allegri, Motta, Tudor o oggi Spalletti, la qualità della rosa emerge come il vero limite invalicabile: una cronica mancanza di personalità nel “congelare” le partite che, contro avversari di calibro superiore come Inter o Napoli, sarebbe costata carissima.

Di Gregorio subentra e salva il risultato

A salvare il risultato e la faccia ci ha pensato Michele Di Gregorio. Entrato a freddo all’inizio del secondo tempo per l’infortunio muscolare dell’ormai titolare Perin, l’ex portiere del Monza si è trasformato nell’eroe della serata. Il suo doppio miracolo – prima sul rigore causato da un irruento Bremer e poi sulla seguente conclusione – ha evitato che il match prendesse una piega decisamente più complicata. È la dimostrazione che la Juventus sia oggi una squadra di “medio livello” nella gestione mentale dei 90 minuti.

Le note dolenti, però, non finiscono con il fischio finale. L’infermeria torna a riempirsi in modo preoccupante: oltre a Perin, preoccupa il forfait di Vlahovic, fermato da un fastidio al polpaccio proprio durante il riscaldamento (al suo posto è subentrato un didattico quanto prezioso Milik). Senza il suo bomber serbo, il cui rientro era atteso come una manna, e con una rosa che necessita palesemente di innesti di qualità, la corsa verso la Champions League rimane impervia.

Il prossimo turno a Bergamo contro l’Atalanta sarà il vero spartiacque (contestualmente si giocheranno Roma-Pisa e Como-Inter). I bonus sono finiti: la Juventus deve imparare a essere sé stessa per tutti i novanta minuti, abbandonando quella follia che la rende imprevedibile ma fragilmente esposta al baratro. La rincorsa al Como è aperta, ma per riprendersi l’Europa servirà molto più del “cuore” e del “gioco”. Servirà, finalmente, la maturità di una grande.

Mirko Nicolino

Mirko Nicolino

Giornalista e Allenatore tra scrivania e campo

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