Con la firma del nuovo contratto fino al 2028 che avverrà nella giornata di domani, inizierà ufficialmente l’era 2.0 di Luciano Spalletti alla Juventus. Indipendentemente da come finirà questa stagione, il club bianconero e il tecnico di Certaldo hanno deciso di andare avanti assieme. Mai come in questo caso nella storia recente del club bianconero, la convergenza è stata massima, da parte di tutte le componenti.
Dall’area sportiva gestita da Damien Comolli, passando per il gruppo squadra e anche la proprietà con John Elkann in prima persona, l’ambiente sin da subito si è stretto attorno ai metodi e all’essere di Luciano Spalletti, ritenuto l’uomo adatto per guidare la rinascita, anche se questa squadra non dovesse centrare per la prima volta nella storia recente la qualificazione in Champions League.
Basta rivoluzioni, la Juve cerca continuità
Con ben otto allenatori alternatisi nelle ultime 6 stagioni, infatti, la Juve è andata nettamente in controtendenza rispetto alla sua storia. Dalle parti di Torino, infatti, i tecnici sono solitamente stati sacri e per sostituirli è sempre dovuto succedere qualcosa di eclatante. Nelle ultime stagioni, invece, anche per via del ciclo di 9 anni di successi che hanno condizionato le percezioni e i giudizi, si è andati avanti a suon di rivoluzioni, senza mai riuscire veramente a risalire la china.
È così, dunque, che una squadra che era stata portata 20 anni avanti rispetto alla concorrenza da parte di Andrea Agnelli, si è ritrovata invece ad essere stabilmente la quarta forza della Serie A, a subire umiliazioni cocenti in Europa e oggi a fare fatica a centrare anche solo il 4° posto. Non fa eccezione la gestione Spalletti, che è subentrato a novembre e di tempo ad oggi ne ha avuto abbastanza. Ma se il tecnico toscano è riuscito a incidere dal punto di vista della proposta di gioco, la media punti non si è alzata granché e c’è da fare un mezzo miracolo nelle ultime sette gare per agguantare l’obiettivo minimo stagionale.
È chiaro che il minimo comune denominatore di questo discorso sono i calciatori. I 4 direttori sportivi che si sono succeduti solo nelle ultime stagioni non sono riusciti a costruire un’ossatura tale da essere solo migliorata di anno in anno. Oggi, e le scelte di Spalletti nelle ultime settimane senza coppe lo confermano, la Juve ha una squadra titolare di buon livello, ma le alternative seppur numericamente presenti, non sono all’altezza del club.
Ora Spalletti va supportato con acquisti mirati
È anche per questo motivo che tutte le parti convergono nel confermare la fiducia a Spalletti, il cui lavoro è sotto gli occhi di tutti. Da adesso in poi, complice anche una situazione finanziaria che pone dei limiti importanti, si cercherà di incidere sul nucleo della squadra, non più aggiungendo giocatori under 25 tanto per abbassare l’età media della rosa a prescindere dalla qualità, bensì mettendo in ogni reparto almeno un elemento di comprovata esperienza internazionale.
Non si può chiamare instant team, bensì semplicemente il giusto mix tra giovani ed esperti, esattamente come avvenuto in tutti i cicli vincenti della Juve. Per ultimo, quello inaugurato con Antonio Conte e proseguito da Massimiliano Allegri e infine Maurizio Sarri con la regia di Giuseppe Marotta. Non è un caso, infatti, che tra gli obiettivi ci siano diversi parametri zero “stagionati”, che non sarà semplice convincere, ma per i quali bisognerà fare di tutto. Fino alla fine del mercato estivo.




