Non ci sono di certo andati giù leggeri Giorgio Chiellini e Damien Comolli nel post partita di Inter-Juventus contro arbitri e VAR (qui il video della brevissima conferenza stampa). Il primo non ha usato mezze parole per descrivere quanto accaduto in campo nel derby d’Italia in occasione dell’espulsione di Pierre Kalulu per doppia ammonizione: “Non ce ne siamo resi conto solo noi, quello che è successo stasera è inaccettabile, facciamo fatica a parlare di calcio. Questo è lo spettacolo che dovrebbe offrire il calcio italiano, la partita più importante rovinata veramente in modo frettoloso e inadeguato da una decisione del genere. È inaccettabile che ad oggi questo errore non si possa cambiare a livello di regolamento, ma erano in quattro in campo che devono trovare il modo di non fare una cosa del genere”.
Arbitri e VAR: si lamentano tutti
Ancora più pesante, se possibile, l’amministratore delegato: “Noi abbiamo perso tre punti, ma il calcio italiano ha perso molto di più, ovvero la sua credibilità”. Fin qui la Juve aveva tenuto un certo comportamento nei confronti degli errori arbitrali, preferendo non lamentarsi pubblicamente, ma a turno da inizio stagione un po’ tutti si sono fatti sentire. Da Antonio Conte, che ci è andato giù pesante, però ricevendo a sua volta nelle ultime settimane episodi a favore con il Napoli, passando per Gian Piero Gasperini, che ha addirittura accusato alcuni club di usare ex arbitri e guardalinee per insegnare ai giocatori come cadere in campo.
Il problema principale, comunque, verte sul regolamento oltre che sul protocollo VAR e sulle interpretazioni sempre diverse che si danno sia con gli arbitri in campo sia con coloro i quali dovrebbero supportarlo davanti ai monitor. La “moviola”, come veniva definitiva fino a qualche decennio fa, è stata istituzionalizzata per correggere gli errori, eppure non può correggere un’evidente ingiustizia come il doppio giallo inesistente di Kalulu, che invece sarebbe dovuto andare a Bastoni. Si era detto che con la VAR sarebbero finiti gli inganni, le simulazioni, le polemiche, invece si sono semplicemente spostati su un altro livello.
Il punto di non ritorno dopo Inter-Juve
La situazione è ormai ingestibile e hai voglia a parlare di pirateria: l’immagine che sta dando il calcio italiano a tutto il mondo è quella di un campionato in cui le regole sono volatili, si interpretano di volta in volta con episodi analoghi che vengono discussi e giudicati in modi completamente opposti. Basti vedere il gol concesso all’Inter contro la Cremonese con Lautaro in fuorigioco e quello identico annullato a Koopmeiners contro la Lazio.
Siamo a un punto di non ritorno, come dice bene Chiellini e posto che il primo passo dovrebbe essere l’azzeramento dei vertici degli arbitri che hanno inevitabilmente aumentato il caos, se ne esce solamente rendendo lo strumento tecnologico oggettivo, senza farlo intervenire in casi oggettivi. Episodi come il fuorigioco inesistente di Juventus-Salernitana non sono giustificabili in epoca VAR. Così come la narrazione che il protocollo non consente di correggere alcuni errori, di decidere sull’intensità di alcuni interventi, ma poi puntualmente in alcuni casi lo fa e in altri no.
Viviamo in un momento storico in cui il calcio italiano è al suo minimo e non è un caso che si rischi di non andare al terzo mondiale di fila. Il palazzo si è chiuso in sé stesso, miope e al contempo incapace di dare risposte se non pappardelle ripetute a memoria contro la pirateria. Presto arriverà anche la mannaia dell’UE per l’uso a targhe alterne della giustizia sportiva. E quel giorno non ci potrà essere altra conseguenza se non le dimissioni di tutti i vertici del calcio, gente che di pallone sa poco e che è lì per rappresentare altri centri di influenze di un Paese che ha dei valori, ma non riesce culturalmente a farli emergere.




