VAR Inter-Juve: il polverone
Tiene banco ormai da qualche giorno, la questione VAR Inter-Juve.
Il Derby d’Italia, si sa, suscita sempre grandi emozioni, ma quello tra Inter e Juventus andato in scena per la 25ª giornata di Serie A, ha acceso un polverone enorme praticamente da subito. Un match intenso che ha visto l’episodio chiave avvenire al 42′ del primo tempo e che ha messo in luce le criticità del calcio italiano partendo dagli errori arbitrali, passando per il funzionamento del VAR e arrivando a far discutere tifosi, allenatori e opinionisti.
Al centro della bufera è finita la questione della seconda ammonizione e conseguente espulsione dello juventino Pierre Kalulu per una simulazione di Alessandro Bastoni. Federico La Penna, arbitro del match della sezione Roma 1 ha tirato fuori il cartellino giallo e poi il rosso davanti ad un Kalulu letteralmente sconvolto dalla decisione. Si agitava il giocatore, incredulo, e chiedeva, facendo con le mani il gesto, l’intervento del VAR. Senza alcun effetto, però.
E così già a fine primo tempo, rientrando negli spogliatoi, Chiellini, Comolli e Spalletti si sono rivolti all’arbitro Federico La Penna con parole dure. Nel post gara hanno rincarato la dose senza mezzi termini.
Perché il VAR non poteva intervenire
Dicevamo che Kalulu, incredulo, cercava praticamente l’aiuto della sala VAR, ma la questione non poteva essere risolta. L’intervento del VAR non era consentito. Perché?
Perché nel caso di Kalulu, l’espulsione è arrivata per seconda ammonizione, non per rosso diretto. In che senso?
La risposta, come sempre, sta nel regolamento. Il secondo cartellino giallo mostrato da Federico La Penna a Pierre Kalulu per la presunta simulazione di Alessandro Bastoni non rientra tra gli episodi su cui il VAR può intervenire.
Il protocollo, infatti, consente la revisione solo in caso di gol e non gol, rigore e non rigore, espulsione diretta (cartellino rosso) e scambio d’identità. La tecnologia, che nella vita dovrebbe di solito rendere tutto più semplice, delle volte crea maggiori danni, come in questo caso. Non è infatti pensata per correggere ogni decisione dell’arbitro, ma solo per intervenire in situazioni considerate decisive e oggettive come, appunto, un gol da convalidare o annullare, un rigore da assegnare o revocare, un’espulsione diretta o un possibile scambio di identità.
Dunque un doppio giallo, anche se porta inevitabilmente all’espulsione, resta tecnicamente un’ammonizione. E sulle ammonizioni il VAR non può entrare nel merito. E qui nasce il cortocircuito perché si tratta di un episodio che, di fatto, cambia la partita dal momento che lascia una squadra in dieci, ma che per regolamento viene trattato come un semplice cartellino. Una zona grigia che, ancora una volta, riapre il dibattito sull’opportunità di ampliare i margini d’intervento della tecnologia.
L’arbitro La Penna, quindi, ha commesso si un errore nell’estrarre il secondo giallo, ma il l‘attuale regolamento non prevede alcuna possibilità di rettifica. Di conseguenza, la Juventus ha giocato il resto della partita in inferiorità numerica.
Nel post partita Bastoni poteva essere sanzionato?
Bene, Inter-Juventus: 3-2. Kalulu espulso. Il match è proseguito, per la Juventus, con 10 uomini in campo. Ma l’atteggiamento di Bastoni, la simulazione, avrebbe potuto essere sanzionata post gara con l’utilizzo della prova TV che mette sotto gli occhi di chiunque che la seconda ammonizione non c’era? No, di nuovo no.
Vediamo perché.
Qui entra in gioco, manco a dirlo, il Codice di Giustizia Sportiva, art. 61 che disciplina l’utilizzo della prova televisiva. Ma anche qui il perimetro è molto ristretto. Le immagini possono essere utilizzate solo per colpire condotte particolarmente gravi e decisive: una simulazione che porta all’assegnazione di un rigore o a un’espulsione diretta, un gol segnato volontariamente con la mano o un intervento di mano che impedisce una rete. Non ogni comportamento antisportivo, dunque, ma solo quelli che incidono in modo diretto e determinante sul risultato.
Ricapitolando, la prova televisiva può essere utilizzata, come specificato al comma 4 dell’art. 61 del CGS
che elenca le condotte gravemente antisportive, in caso di:
- Evidente simulazione che porta a calcio di rigore
- Evidente simulazione che determina espulsione diretta
- Rete realizzata volontariamente con la mano
- Impedimento di rete colpendo volontariamente il pallone con la mano.
In Inter-Juventus non è accaduto nulla di tutto questo. Dal punto di vista giuridico sono praticamente mancati i presupposti previsti dalla norma per attivare la prova TV. perché la simulazione di Alessandro Bastoni non ha prodotto un calcio di rigore. L’espulsione di Pierre Kalulu non è arrivata con un rosso diretto, ma come conseguenza di una seconda ammonizione.
Queste sono le ragioni per cui non è stato possibile né intervenire in campo con il VAR né, successivamente, correggere l’episodio attraverso la giustizia sportiva.
VAR: bisogna accelerare sulla riforma
Quanto accaduto nel match tra Inter e Juventus ha messo in evidenza limiti chiari nell’attuale gestione del VAR e ha chiaramente portato a voler accelerare i tempi di una possibile revisione da parte dell’IFAB.
In realtà una proposta è già sul tavolo da un pò e prevede che anche in caso di secondo giallo il VAR possa richiamare il direttore di gara con lo scopo di correggere un errore evidente.
L’introduzione ufficiale di questa modifica sarà discussa il 28 febbraio durante l’assemblea annuale dell’IFAB, International Football Association Board, organo che definisce e aggiorna le Regole del Gioco a livello mondiale, in vista dei prossimi Mondiali. Se approvata, il VAR potrà finalmente intervenire sul secondo giallo, evitando situazioni simili a quella vissuta a San Siro.




