Nessuno sa davvero chi ha inventato il poker. Francesi, persiani, tedeschi e americani se lo contendono da quasi due secoli, ognuno con le proprie teorie e rivendicazioni. Quel che è certo è che questo gioco è nato da un mix di tradizioni che si sono incrociate sui battelli del Mississippi nell’Ottocento, trasformandosi in un fenomeno globale che ha conquistato saloon, casinò e oggi anche il web.
Poker chi lo ha inventato: le origini perdute di un gioco senza padre
Non esiste un inventore del poker, e questa è forse la verità più frustrante per gli storici. La teoria più accreditata lo riconduce al “poque”, un gioco francese praticato dai coloni in Louisiana nel Settecento, che prevedeva bluff e puntate proprio come il poker moderno. Ma le radici potrebbero essere ancora più antiche e lontane.
C’è chi sostiene derivi dall’antico gioco persiano “As Nas”, praticato già nel XVI secolo alla corte degli scià, con un mazzo di venticinque carte e combinazioni simili a quelle odierne. Altri tirano in ballo il tedesco “pochen” (che significa proprio “bluffare”) o lo spagnolo “primero”, considerato l’antenato di tutti i giochi di carte con puntate. La verità probabilmente sta nel mezzo: il poker moderno è nato dall’incontro di tutti questi giochi nel crogiolo dell’America del XIX secolo.
La prima testimonianza scritta risale al 1829, quando l’attore inglese Joseph Cowell descrisse partite giocate a New Orleans con mazzi da venti carte. Nel 1843, Jonathan H. Green pubblicò un libro dove lo definiva “il gioco imbroglione” per via dei numerosi bari che infestavano i battelli del Mississippi. Fu proprio sui battelli fluviali che il poker trovò il suo habitat naturale, diffondendosi rapidamente tra commercianti, avventurieri e giocatori d’azzardo.
Poker storie: dai battelli del Mississippi al Far West
Il poker esplose davvero durante la Guerra Civile americana, quando soldati del Nord e del Sud lo giocavano negli accampamenti per ammazzare il tempo tra una battaglia e l’altra. Da lì si diffuse come un incendio nel Far West, diventando il simbolo indiscusso dei saloon polverosi dove si giocavano fortune e si finiva spesso a pistolettate per una mano contestata.
Il gioco stesso evolse rapidamente: si passò dalle venti carte iniziali al mazzo completo da cinquantadue, introducendo nuove combinazioni come il colore e la scala. Nacquero varianti diverse: il draw poker, dove si potevano cambiare le carte, e lo stud poker, con carte scoperte.
Cowboys, cercatori d’oro durante la corsa all’oro in California, pistoleri e giocatori professionisti contribuirono a rendere il poker un pezzo fondamentale della cultura americana, che venne poi esportato in tutto il mondo attraverso film (qui la recensione del film Poker Face), romanzi e racconti.
Poker leggende: Wild Bill Hickok e la mano della morte
Le leggende sul poker sono talmente tante da riempire biblioteche intere. La più famosa riguarda Wild Bill Hickok, leggendario pistolero e giocatore, ucciso a tradimento nel 1876 mentre giocava al Number 10 Saloon di Deadwood, South Dakota. Secondo la storia, quando fu colpito teneva in mano due assi e due otto neri – la famosa “dead man’s hand” che ancora oggi molti giocatori superstiziosi considerano di malaugurio.
Si raccontano partite durate giorni e notti senza sosta, fortune colossali vinte e perse in una singola mano, duelli all’alba per questioni d’onore al tavolo verde. Che siano vere o abbellite dal tempo, queste storie hanno trasformato il poker in qualcosa di più di un semplice gioco: un mito americano che continua ad affascinare generazioni di giocatori in tutto il mondo.




