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Home Calcio Il codice del calcio

Riforma arbitri: si va verso il professionismo anche nel calcio italiano

Riforma arbitri, Gravina accelera: il progetto prevede una classe d'élite

Valentina Ciccarelli da Valentina Ciccarelli
5 Marzo 2026
in Il codice del calcio, News
Riforma arbitri Gravina presidente FIGC
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Indice dei contenuti nascondi
1. I fatti
2. Una nuova struttura per l’arbitraggio
3. Riforma arbitri, il nodo giuridico: autonomia arbitrale e poteri federali
4. Dal modello associativo al professionismo. Si guarda solo al merito
5. Il riferimento al modello inglese
6. Arbitri: le polemiche degli ultimi anni
7. Riforma arbitrale: quali saranno i prossimi passaggi

Si sente ormai parlare di riforma arbitri da qualche tempo. La proposta è arrivata dalla FIGC e punta al professionismo e ad un nuovo organismo indipendente. Ha senso, molto, soprattutto se si guarda agli ultimi tempi in cui le partite di calcio vengono ricordate maggiormente per errori arbitrali che per lo spettacolo che ogni match dovrebbe offrire.

Non va neppure sottovalutato il fatto che nel calcio moderno è ormai tutto professionistico: calciatori, allenatori, dirigenti. Tutto, finanche le strutture organizzative dei club. Solo una figura, quella dell’arbitro, è ancorata, ancora, ad un modello riconoscibile più nell’associazionismo sportivo.

Ecco che, mettendola su questo piano, la riunione del 27 febbraio potrebbe rappresentare l’inizio di un cambiamento profondo, di una una svolta.

Analizziamo il tutto.

I fatti

Il 27 febbraio, nella sede federale di via Allegri, a Roma, si è tenuto un incontro destinato a incidere profondamente sul futuro dell’arbitraggio italiano. Alle ore 15 il presidente della FIGC Gabriele Gravina, ha aperto una riunione tecnica con i vertici arbitrali alla presenza del designatore della CAN di Serie A e B Gianluca Rocchi e del vicepresidente dell’Associazione Italiana Arbitri- AIA- Francesco Massini.

L’obiettivo dell’incontro è stato quello di avviare concretamente una riforma destinata a cambiare il modello organizzativo dell’arbitraggio italiano. La federazione, infatti, ha come obiettivo la creazione di un nuovo organismo indipendente che, già dal prossimo anno, possa gestire una classe arbitrale professionistica composta da quaranta direttori di gara per Serie A, Serie B e Coppa Italia, oltre ad assistenti e video match officer.

La riforma prende forma da una bozza articolata in quindici punti e mira a migliorare la qualità della categoria già a partire dalla stagione 2026-2027.

Una nuova struttura per l’arbitraggio

Il cuore del progetto è la nascita di una società di diritto privato partecipata al 100% dalla FIGC, dotata di autonomia gestionale e finanziata principalmente dalla federazione, con una quota proveniente dalle leghe professionistiche. Il nuovo ente potrà contare su un budget iniziale vicino ai venti milioni di euro e sarà guidato da un consiglio di amministrazione composto da tre membri indipendenti, non legati ai club, all’AIA o alla stessa federazione.

La struttura avrà una duplice articolazione: tecnica e amministrativa. La parte tecnica ruoterà attorno a un direttore tecnico incaricato di selezionare la classe arbitrale d’élite e a un designatore che assegnerà le gare. La parte amministrativa sarà affidata a un direttore responsabile degli aspetti economici, della gestione burocratica e della valorizzazione dei diritti d’immagine.

Si tratta di un cambiamento significativo rispetto all’attuale sistema, nel quale molte delle decisioni tecniche sono collegate alla struttura associativa dell’AIA. 

Riforma arbitri, il nodo giuridico: autonomia arbitrale e poteri federali

Come sempre, si arriva al punto più delicato, quello in cui si intrecciano l’autonomia dell’Associazione Italiana Arbitri e i poteri di indirizzo della federazione.

L’AIA rappresenta infatti una componente federale dotata di autonomia tecnica e organizzativa all’interno dell’ordinamento sportivo della FIGC. Storicamente è stata proprio l’associazione arbitrale a gestire in modo diretto la selezione, la formazione e la designazione degli ufficiali di gara.

Il progetto federale, però, mira a ridisegnare questo equilibrio che ha da sempre rappresentato il mondo arbitrale: la gestione degli arbitri di vertice verrebbe trasferita a una struttura esterna all’AIA, sebbene controllata dalla federazione stessa.Per poter rendere operativa questa trasformazione, sarà necessario intervenire sui regolamenti dell’associazione arbitrale e ottenere l’approvazione degli organi federali competenti. Passaggio, questo, che evidenzia quanto la riforma non sia soltanto organizzativa ma anche istituzionale.

Dal modello associativo al professionismo. Si guarda solo al merito

Un altro elemento centrale riguarda lo status degli arbitri. Nel sistema attuale gli ufficiali di gara italiani non sono professionisti a tempo pieno. L’attività arbitrale è, come abbiamo già detto, inserita in una dimensione associativa: gli arbitri ricevono compensi e indennità per le partite dirette ma non sono legati alla federazione da un vero rapporto di lavoro stabile.

Con la riforma, si punta invece ad introdurre un modello completamente diverso. Il nuovo organismo dovrebbe gestire una classe d’élite composta da 40 arbitri, 66 assistenti e 24 VMO, video match officer.

In una prima fase i compensi resterebbero legati alle singole prestazioni, ma successivamente gli arbitri potrebbero essere inquadrati con contratti di lavoro a tempo determinato. Il passaggio a stipendi fissi, diritti d’immagine e trattamento di fine rapporto segnerebbe un’evoluzione verso un professionismo pieno.

L’obiettivo dichiarato è consentire agli arbitri di dedicarsi alla preparazione atletica e tecnica con maggiore continuità e stabilità economica, in linea con le esigenze del calcio moderno.

E non è neppure un caso che il presidente Gravina, per arrivare a questa riforma, guardi al modello inglese, il PGMOL, che in Inghilterra gestisce gli arbitri professionisti dei principali campionati.

Il riferimento al modello inglese

Il modello inglese, a cui si aspira in Italia, si basa su una struttura indipendente che coordina formazione, preparazione e designazione degli ufficiali di gara. Gli arbitri sono professionisti a tempo pieno e lavorano all’interno di un sistema altamente specializzato. L’intenzione della federazione italiana è appunto quella di avvicinare il sistema arbitrale nazionale a questo standard organizzativo in modo da superare in via definitiva  il modello tradizionale, legato all’associazionismo sportivo.

Arbitri: le polemiche degli ultimi anni

Il progetto di riforma arriva a seguito di un lungo periodo segnato da numerose polemiche arbitrali che hanno chiaramente alimentato il dibattito pubblico sul funzionamento del sistema.

Negli ultimi anni le discussioni legate all’utilizzo del VAR, alle interpretazioni dei regolamenti e alla trasparenza delle decisioni arbitrali sono state al centro del dibattito calcistico. Anche, e forse soprattutto, per questo motivo la federazione ritiene necessario rafforzare la professionalizzazione della classe arbitrale e dotarla di una struttura più moderna ed efficiente.

In questa prospettiva la separazione tra gestione tecnica e dinamiche associative rappresenta uno dei pilastri della riforma.

Riforma arbitrale: quali saranno i prossimi passaggi

Il percorso è appena iniziato. Entro un mese le diverse componenti dovrebbero arrivare alla definizione di una bozza definitiva della riforma. Il 23 marzo è previsto un confronto con i presidenti dei club di Serie A, mentre nel mese di aprile il progetto dovrebbe approdare in Consiglio federale per l’approvazione.

L’obiettivo della FIGC è rendere operativa la nuova struttura già dalla stagione 2026-2027.

E se questo progetto dovesse essere approvato, l’arbitraggio italiano entrerebbe in una nuova fase.

 

La riforma immaginata dalla FIGC probabilmente rappresenta uno dei passaggi più delicati nella recente storia dell’arbitraggio del nostro Paese. Se da una parte c’è la sempre più urgente ed evidente necessità di adeguare il sistema arbitrale ad un calcio che ormai è pienamente professionistico in ogni sua sfaccettatura, dall’altro resta il tema dell’autonomia dell’AIA.

E come sempre resta da chiedersi non tanto se il cambiamento serva e sia necessario, perché con molta probabilità è assolutamente necessario, ma capire se la riforma riuscirà davvero a migliorare la qualità dell’arbitraggio. Se davvero l’obiettivo è mettere al centro il merito, la competenza, la professionalità, allora si, la riforma potrà rappresentare una svolta positiva.

 

Valentina Ciccarelli

Valentina Ciccarelli

Formata nel diritto, cresciuta nella scrittura. Da avvocato ho imparato a pesare le parole. Da giornalista, a cercare i fatti. Scrivere di sport è un esercizio quotidiano di equilibrio tra passioni e rigore, tra emozione e verità.

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