Codice disciplinare: adesso la Lega Serie A ha bisogno, tra le altre cose, di chiarezza e certezza.
L’Italia resta fuori dal Mondiale dopo la sconfitta nei playoff contro la Bosnia. È un risultato che va oltre il campo e che impone una riflessione più ampia sul funzionamento del sistema calcio.
Perché le crisi sportive raramente sono isolate. Spesso sono il riflesso di un equilibrio che si incrina anche fuori dal terreno di gioco, tra regole, responsabilità e credibilità. È da qui che prende forma l’iniziativa della Lega Serie A, che lavora a un nuovo codice disciplinare fondato su sanzioni economiche automatiche.
Un sistema già esiste: il Codice FIGC
Il progetto della Lega Serie A non nasce nel vuoto, ma si inserisce in un impianto normativo già definito dal Codice di Giustizia Sportiva della FIGC.
Le condotte dei tesserati sono infatti già disciplinate da disposizioni centrali. Basti pensare all’articolo 4, che impone i doveri di lealtà, correttezza e probità, l’articolo 23 sulle dichiarazioni lesive e l’articolo 39 relativo alle condotte antisportive. Si tratta di norme fondamentali per il funzionamento dell’ordinamento sportivo, ma tutte accomunate da una caratteristica precisa: sono formulate in termini generali e richiedono, per essere applicate, una valutazione caso per caso.
Discrezionalità: ruolo e limite
In questo contesto, il giudice sportivo della FIGC svolge un ruolo centrale essendo chiamato a valutare la gravità delle condotte alla luce delle circostanze concrete. Nel diritto questo è un meccanismo fisiologico che consente di adattare la norma al caso specifico.
Ma è proprio la discrezionalità del giudice a rischiare di, o meglio a creare, una percezione di disomogeneità, di disuguaglianza dal momento che episodi simili possono essere sanzionati in modo diverso. Tutto questo non può far altro che alimentare un clima di incertezze, dubbi e polemiche attorno alle decisioni.
Codice disciplinare, si cerca la svolta: verso una tipizzazione delle condotte
Proprio su questo terreno, sulla volontà di eliminare quanto più possibile incertezze e dubbi, si innesta il nuovo codice che la Lega Serie A sta studiando. L’idea è quella di superare l’ampiezza delle norme generali per arrivare a una classificazione più precisa delle violazioni, ciascuna accompagnata da una conseguenza già definita.
In termini giuridici, si tratta di un passaggio verso la cosiddetta tipizzazione degli illeciti. Cosa vuol dire? Più semplice di quanto si pensi: le condotte vengono individuate in anticipo e associate a sanzioni predeterminate in modo da ridurre in maniera significativa il margine interpretativo. Il giudice non potrà più trovarsi a poter valutare la stessa condotta in modo differente, non potrà interpretare uno stesso episodio in modo diverso. Non si elimina il diritto, ma si restringe lo spazio della valutazione, sostituendolo con un sistema più automatico e prevedibile.
Chi sbaglia, praticamente, sa già a cosa va incontro. Chi giudica, altrettanto.
Le condotte
Ma quali comportamenti, quali condotte, sono nel mirino di questa riforma?
Il progetto interviene su una pluralità di comportamenti, che riguardano tanto il campo quanto il contesto esterno. Rientrano tra questi le simulazioni, da sempre uno dei temi più discussi, ma anche i ritardi nel rientro in campo dopo l’intervallo, le proteste eccessive e il mancato rispetto degli obblighi mediatici, come le conferenze stampa. Un’attenzione particolare è rivolta alle dichiarazioni pubbliche, già oggi disciplinate dall’articolo 23 del Codice FIGC, ma che nel nuovo sistema potrebbero essere colpite da sanzioni economiche automatiche in presenza di contenuti ritenuti lesivi.
Il caso concreto: la simulazione
Se si pensa a un episodio tipico come la simulazione in area, la portata del cambiamento emerge con chiarezza. Nel sistema attuale il comportamento può essere sanzionato dall’arbitro durante la gara e, in determinate circostanze, valutato successivamente dal giudice sportivo come violazione dei principi di lealtà sportiva. Ma la risposta sanzionatoria non è automatica e dipende dalla valutazione del singolo caso.
Invece, ed ecco cosa cambia, nel modello allo studio la simulazione verrebbe ricondotta a una fattispecie già definita, alla quale corrisponderebbe una sanzione economica predeterminata. In questo modo, a una stessa condotta corrisponderebbe sempre la stessa conseguenza, eliminando le differenze interpretative.
Funzione preventiva e sanzioni economiche
Le ipotesi allo studio parlano di multe significative, anche di decine di migliaia di euro, già collegate a specifiche violazioni. La logica che guida questa scelta è, chiaramente, preventiva: rendere note in anticipo le conseguenze di un comportamento in modo da disincentivarlo.
Un sistema costruito su regole chiare e conseguenze prevedibili tende ovviamente, o così dovrebbe essere, a ridurre l’area grigia in cui si inseriscono determinati comportamenti.
Chi applicherà le regole?
Tra le opzioni in discussione c’è anche la creazione di un organismo indipendente chiamato ad applicare il nuovo codice in affiancamento agli organi della FIGC. L’obiettivo sarebbe quello di garantire uniformità nelle decisioni e coerenza nell’applicazione delle sanzioni in modo da rendere il sistema più rapido e lineare.
Il futuro del calcio italiano tra regole interne ed esterne
Il progetto della Lega Serie A punta a costruire un sistema più rigido, più prevedibile, meno esposto ad interpretazioni. Ma si sa. Ogni riforma normativa, da sola, non basta. L’Italia fuori dal Mondiale 2026 è il segnale di una crisi che va oltre il terreno di gioco. Si tratta di una crisi che attraversa l’intero sistema. E in questa crisi la disciplina, nel senso più ampio del termine, sembra essere uno degli elementi mancanti.
Il nuovo codice può indubbiamente rappresentare un punto di partenza. Ma la vera sfida, oggi, sarà trasformare le regole in cultura. Prima ancora che in sanzioni.




