Il verdetto dell’Allianz Stadium al termine della sfida tra la Juventus e l’Hellas Verona è amaro e, per certi versi, allarmante. Il pareggio per 1-1 contro una squadra già matematicamente retrocessa non rappresenta solo una frenata inaspettata, ma un vero e proprio campanello d’allarme per la qualificazione alla prossima Champions League da parte dei bianconeri. Quelli lasciati sul campo sono due punti pesantissimi che complicano un finale di stagione che sembrava poter essere più sereno.
Juventus, un atteggiamento da rivedere
La Juventus è entrata in campo con un atteggiamento di supponenza e sufficienza. Nonostante l’opportunità d’oro di chiudere il discorso qualificazione — approfittando anche del pareggio del Como contro il Napoli e della sconfitta del Milan in casa del Sassuolo — la squadra è apparsa scarica, quasi convinta che il risultato potesse arrivare per inerzia o “grazia ricevuta”.
Il gol del vantaggio scaligero è l’emblema di questa fragilità: un pasticcio difensivo imbarazzante, nato da un palleggio rischioso vicino la propria linea di fondo, conclusosi con un pallone regalato agli avversari e un’incertezza di Di Gregorio sul proprio palo. Sebbene sotto la guida di Luciano Spalletti si siano visti miglioramenti nella proposta di gioco, permangono errori banali e strutturali che una squadra di alto livello non può permettersi di commettere ciclicamente.
Singoli tra luci e ombre
In un match complicato, l’unica nota veramente lieta per la Juventus è rappresentata da Dusan Vlahović. Entrato con il piglio giusto, l’attaccante serbo ha trovato il pareggio con una magistrale punizione, confermandosi l’ancora di salvezza a cui aggrapparsi nei momenti di buio.
Tuttavia, il resto della squadra ha faticato. Miretti (cambio giusto per dare man forte all’attacco in una situazione da rimontare?) è stato autore di una prova deficitaria, caratterizzata da errori tecnici e calci d’angolo battuti male nei momenti decisivi. Anche i titolari non hanno brillato: da un Yildiz apparso fisicamente appannato, passando per un abulico David, fino agli errori tecnici, ripetitivi, di Cambiaso. Hanno destato perplessità anche le scelte tattiche, come l’inserimento di Koopmeiners e il mancato utilizzo di Openda.
La volata Champions si complica
Con questo passo falso, la Juventus si ritrova a dover sudare fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata. La Roma, ora potenzialmente a meno uno (deve battere la Fiorentina all’Olimpico), rappresenta una minaccia concreta. Secondo le proiezioni, ai bianconeri servirebbero ora 7 punti nelle prossime tre partite per raggiungere quota 72, soglia ritenuta necessaria per la sicurezza matematica.
La sensazione, però, è che il problema sia più profondo della semplice tattica. Quanto al futuro, per interrompere questo trend di “montagne russe” emotive e tecniche, la Juventus avrebbe bisogno di un innesto massiccio di personalità: almeno 6-7 giocatori di caratura internazionale, capaci di elevare non solo il tasso tecnico, ma soprattutto la tenuta mentale di un gruppo che troppo spesso incappa in giornate di inspiegabile immaturità. La trasferta di Lecce sarà ora il primo vero crocevia: vincere non è più un’opzione, ma una necessità vitale.
Nel frattempo, l’Inter conquista lo scudetto dopo averlo archiviato a mio avviso già da mesi. Vince la squadra più forte, con i giocatori più forti, nonostante un allenatore con alle spalle poca esperienza. Il calcio è complicato, ma vince chi lo rende più semplice lasciando che i giocatori esprimano al meglio le loro qualità.




