Il Milan perde 2-0 sul campo del Sassuolo, continua il momento negativo per i rossoneri, che ora vedono sempre più pericolante la posizione in zona Champions League.
Milan, crisi continua
I numeri, che non si discutono mai, prima di tutto: nell’ultimo mese di campionato i rossoneri hanno perso 4 volte, sempre senza segnare, hanno solo contro il Verona retrocesso e hanno realizzato un solo gol, con Rabiot sempre contro i gialloblu. Dopo essere rimasto imbattuto in trasferta fino a marzo, la truppa di Allegri ha perso 3 delle ultime 4 gare giocate in trasferta, contro Lazio, Napoli e Sassuolo.
Difficile pensare ad un domenica peggiore per il Milan, dopo la sconcertante prestazione a Reggio Emilia, in serata è arrivata la certezza aritmetica dello scudetto dell’Inter, il terzo negli ultimi 6 campionati. I rossoneri sono a meno 15 dai nerazzurri, ma soprattutto vedono assottigliarsi il vantaggio sulle quinte.
Tutto quello che poteva andare storto è andato storta del pomeriggio da horror milanista al Mapei Stadium. Pronti via e Berardi, sempre lui, segna, poco dopo Tomori si fa espellere come un debuttante. In sostanza Sassuolo-Milan finisce in quel momento. A nulla serve il cambio di Allegri a fine primo tempo, perché dopo pochi secondi Lauriente, in versione Henry, beffa Maignan e firma il tracollo rossonero. Anche il redivivo Nzola è sembrato immarcabile per la svagata, a dir poco, difesa rossonera.
I perché di una crisi
Ci sono tanti motivi che possono spiegare il momento difficile del Milan: l’assenza di Modric, il rendimento scadente delle punte, le scelte di Allegri: perché Estupinan? Perché Tomori e non De Winter? Perché Jashari? Perchè lasciare inizialmente due centravanti in panchina?
C’è stato un solo momento in cui la gara poteva tornare in equilibrio: la difesa del Sassuolo regala palla al Milan, Leao si trova solo a tu per tu con Turati e spara fuori. Era il 18′ e si era ancora in parità numerica, ancora una volta il portoghese è mancato in un momento decisivo. Forse la differenza tra Milan e Inter sta tutta nei rispettivi numeri 10, non tanto per i numeri, ma per la voglia di incidere.
Restano 6 punti da fare nelle ultime 3 partite: Atalanta, Genoa e Cagliari, che oggi sembrano un Everest da scalare a mani nude. Un mese fa si sognava lo scudetto, ora c’è l’incubo di restare fuori dalla Champions League. Il tutto dopo una settimana in cui di tutto si è parlato tranne che dello splendido Sassuolo di Fabio Grosso. Pochissimo da salvare per la sponda milanista: il solito Pavlovic, il volenteroso Athekame e pochissimo altro. Perfino Rabiot è sembrato un ronzino sul prato di Reggio Emilia, dove neanche 4 anni fa si festeggiava lo scudetto. Con Maldini, con Tonali, con Ibrahimovic giocatore. Era un altro Milan, decisamente un altro Milan.
p.s. impietosa l’inquadratura di Giorgio Furlani, un uomo solo al comando. Probabilmente il suo tempo a via Aldo Rossi sta finendo. Almeno questa è la speranza di gran parte, forse tutto, il tifo milanista.




