Il futuro della Juventus passa attraverso la linea tracciata da Damien Comolli. In un incontro con la stampa avvenuto nella giornata di ieri, l’amministratore delegato bianconero ha rotto il silenzio, affrontando senza troppi giri di parole il momento critico che attraversa il club. La stagione appena conclusa viene definita senza mezzi termini un “fallimento”, sia sul piano sportivo che su quello aziendale, con la mancata qualificazione in Champions League che pesa come un macigno sull’appeal ma anche sulle casse societarie.
Niente aumenti di capitale, spazio al player trading
La strategia per la prossima stagione è chiara: non ci sarà alcun aumento di capitale. Per colmare il vuoto lasciato dai mancati ricavi UEFA e dai relativi bonus legati agli sponsor, la Juventus dovrà autofinanziarsi attraverso il mercato. Comolli ha annunciato che il club dovrà ricorrere massicciamente al player trading.
Con il rientro di numerosi giocatori dai prestiti, la rosa è attualmente troppo ampia – circa 30 elementi – e necessita di una drastica riduzione. La missione sarà duplice: sfoltire gli esuberi e, inevitabilmente, sacrificare qualche pezzo pregiato per generare plusvalenze. Con Yildiz considerato incedibile, tutti gli indizi di mercato puntano verso Bremer come principale indiziato a salutare Torino, ma attenzione anche a Cambiaso e in ultima ipotesi a Conceicao e Thuram. Gli altri, sono tutti monetizzabili. L’obiettivo dichiarato è sostituire i partenti con profili meno costosi ma, nelle intenzioni, di pari valore tecnico.
Metodo e identità: cosa cambia alla Juventus?
Nonostante le critiche, Comolli ha ribadito che il metodo basato sull’analisi dei dati non cambierà. Tuttavia, il club ha fatto tesoro degli errori passati, su tutti quello relativo a Openda. Il punto di svolta sarà una maggiore attenzione alla componente caratteriale: la dirigenza ha ammesso di aver sottovalutato, in certi casi, la capacità dei nuovi innesti di reggere le pressioni e la mentalità richieste dalla maglia bianconera. Il progetto, secondo l’AD, è a lungo termine: serviranno dai tre ai cinque anni per poter tracciare un bilancio definitivo.
Spalletti e il rebus Vlahovic
Sotto il profilo tecnico, la fiducia in Luciano Spalletti resta incrollabile. Nonostante le voci su presunti dissidi, Comolli ha assicurato che tra società e allenatore c’è una visione condivisa. Il rinnovo del tecnico, arrivato nonostante l’assenza della Champions, ne è la prova tangibile. La vera sfida, ora, sarà accontentare le richieste del tecnico di Certaldo per costruire una rosa più equilibrata.
Più nebulosa appare per la Juventus la questione Dusan Vlahovic. Sebbene la società esprima la volontà di trattenere il centravanti, le parole dell’amministratore delegato sono apparse caute e interlocutorie. Il nodo è complesso: il giocatore nutrirebbe stima per l’allenatore, ma la sintonia con la dirigenza appare decisamente più difficile da trovare.
Infine, chiusura definitiva sul fronte dirigenziale: l’avventura di Modesto a Torino è ai titoli di coda. Il direttore tecnico è pronto a una nuova sfida in un campionato estero, a meno di clamorose marce indietro, segnando un altro addio in un’estate che, per la Juventus, si preannuncia di profonda trasformazione.




