L’inchiesta nota come “Arbitropoli” ha subito nelle ultime ore un’accelerazione significativa, andando a coinvolgere direttamente anche i precedenti vertici della FIGC. Il nuovo invito a comparire notificato a Gianluca Rocchi, ex designatore arbitrale, segna un punto di svolta: l’attenzione della Procura non è più limitata a singole sviste o anomalie tecniche, ma si concentra su una presunta pianificazione sistematica volta ad alterare la regolarità della competizione sportiva in concorso con l’Inter e l’influenza dell’ex presidente federale Gabriele Gravina. Puntualizzazione fondamentale: al momento nessun tesserato Inter, né l’ex presidente federale risultano indagati.
L’accusa: rapporti Rocchi, Inter e FIGC
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, le indagini si stanno focalizzando su un presunto legame preferenziale tra l’Inter, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) e il suo ex presidente, Gabriele Gravina, oggi sostituito da Giovanni Malagò. L’accusa principale delinea un meccanismo in cui venivano favorite le richieste del club nerazzurro in merito alle designazioni arbitrali, con l’obiettivo esplicito di ottenere direttori di gara “graditi” e di allontanare quelli considerati scomodi o potenzialmente penalizzanti.
Il caso della partita Torino-Inter, oggetto di nuove intercettazioni, rappresenterebbe l’emblema di questa prassi: nonostante le resistenze iniziali legate alla designazione di un arbitro sgradito alla società milanese, quest’ultima avrebbe fatto valere il proprio peso politico-federale per influenzare gli equilibri nella competizione.
Arbitropoli: c’è frode sportiva?
Il cuore giuridico della vicenda Arbitropoli risiede nell’interpretazione del reato di frode sportiva. Molti osservatori tentano di minimizzare l’accaduto sostenendo che a una designazione gradita o sgradita debba corrispondere comunque un vantaggio reale in campo. Tuttavia, la giurisprudenza della Cassazione è chiara e rigorosa: la frode sportiva è un reato a “consumazione anticipata”.
Ciò significa che l’illecito si perfeziona nel momento stesso in cui viene posto in essere il tentativo di alterazione, indipendentemente dall’esito finale della partita o dall’effettivo raggiungimento del vantaggio desiderato. Citando il precedente di Calciopoli, ricordiamo come anche club che, nonostante le richieste, subirono arbitraggi sfavorevoli, furono comunque condannati per aver tentato di inquinare il processo di designazione.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere le potenziali ripercussioni sportive. Se le accuse di concorso in frode sportiva dovessero essere confermate in sede di giustizia sportiva, il regolamento prevede sanzioni che vanno dalla penalizzazione in classifica fino alla retrocessione d’ufficio e alla revoca di titoli conquistati.
Che fa la Procura Federale di Chiné
Il dilemma che ora si pone dinanzi al procuratore federale Giuseppe Chinè è di natura procedurale e politica: attendere l’esito del processo ordinario, come avvenuto per altri filoni d’indagine recenti, oppure procedere con solerzia, come accadde in passato per i casi di plusvalenze che colpirono la Juventus in modo quasi isolato.
In conclusione, la diversità di vedute di cui si è parlato in questi giorni (indiscrezione dell’agenzia AGI) all’interno del pool della Procura di Milano non sembra aver rallentato la spinta dell’inchiesta. L’allargamento del campo di indagine, che ora coinvolge esplicitamente i vertici federali, trasforma “Arbitropoli” in una questione sistemica che mette in discussione la neutralità della classe arbitrale e la trasparenza del rapporto tra i grandi club e le istituzioni che governano il calcio italiano.




