La trasferta del Via del Mare per la Juventus si chiude con un sospiro di sollievo e tre punti pesantissimi in tasca. La squadra di Luciano Spalletti espugna Lecce per 1-0, grazie a una zampata di Dusan Vlahovic, ma la prestazione lascia ancora una volta sul campo più interrogativi che certezze. È stata la classica partita della “Juve uovo di Pasqua”: la apri e non sai mai quale sorpresa ti riserva, se un cioccolato amaro o un regalo inaspettato.
Un avvio illusorio e il solito Vlahovic
L’approccio alla gara della Juventus è stato, a onor del vero, convincente. I bianconeri sono partiti forte, sfiorando il vantaggio a più riprese e trovando il palo interno con un ispirato Francisco Conceição. Il gol del vantaggio è arrivato grazie a Vlahovic, al suo secondo centro consecutivo dopo la rete su punizione dell’ultimo turno. Una marcatura che vale platino: senza questo guizzo, la partita non si sarebbe con ogni probabilità sbloccata, nonostante il dominio territoriale juventino nel primo tempo. Tuttavia, anche nel momento di massimo sforzo, la squadra ha denotato limiti tecnici preoccupanti, con passaggi elementari sbagliati e triangolazioni che in Serie A dovrebbero essere la normalità.
Il paradosso del controllo: Juventus in balia degli eventi
Il secondo tempo ha mostrato la faccia più inquietante di questa Juventus. Nonostante il vantaggio, la squadra è apparsa incapace di gestire il ritmo, finendo quasi per subire il pareggio del Lecce in due occasioni clamorose a inizio ripresa. È qui che emerge il paradosso: anche quando sembra in controllo, la Juve dà l’impressione di poter crollare da un momento all’altro per un errore individuale o una scelta tattica scellerata. Il richiamo ai tempi passati è inevitabile quando si vede la palla tornare costantemente all’indietro invece di cercare la verticalizzazione, nonostante le urla di Spalletti dalla panchina che invoca maggior coraggio.
Le ombre sui singoli: Koopmeiners e Yildiz
Se il risultato sorride, le prestazioni individuali destano allarme. Teun Koopmeiners sembra l’ombra di sé stesso: per un giocatore pagato 60 milioni con uno stipendio importante, quello che stiamo vedendo in queste due stagioni è francamente impresentabile. La sua involuzione è evidente e pesa come un macigno sulla manovra. Non va meglio a Kenan Yildiz: nonostante i commenti tecnici entusiasti che si sentono spesso, il ragazzo appare atleticamente appannato e fin troppo fragile nei contrasti, cadendo al minimo contatto. Lo stesso Vlahovic, pur essendo il match-winner della Juventus, mostra un ritardo di condizione palese che ne limita l’efficacia nell’arco dei novanta minuti, come dimostrato da un’occasione clamorosa sprecata malamente nel finale.
Obiettivo Champions: prendere e non fiatare
Inutile arrabbiarsi troppo per la qualità del gioco o per gli errori banali di Bremer, Cambiaso e Locatelli. In questa fase della stagione, contano solo i punti. Per una notte la Juventus si gode il terzo posto, guardando con interesse alle sfide delle dirette concorrenti come Milan, Roma e Como. Il calendario ora mette di fronte il derby con il Torino e lo scontro con la Fiorentina: partite che andranno vinte in qualsiasi modo, anche “con le mani” se necessario. Questa squadra è questa, prendere o lasciare. Fino all’ultimo minuto dell’ultima partita soffriremo, ma oggi ci godiamo questi tre punti d’oro, sperando che nel prossimo “uovo di Pasqua” la sorpresa sia finalmente una prestazione convincente e priva di idiozie tecniche.




