La stagione 2025-2026 si è chiusa per la Juventus nel modo più emblematico possibile: un pareggio in un derby, quello contro il Torino, che ha fotografato con impietosa precisione tutti i limiti di un’annata da dimenticare. L’approdo in Europa League, certificato da un campionato caratterizzato da un’anemia realizzativa e da una fragilità strutturale, suona non come un incidente di percorso, ma come la logica conseguenza di anni di scelte tecniche e dirigenziali quantomeno discutibili.
Una Juventus senza tecnica né attributi
Il rammarico più grande, che emerge chiaramente da quanto visto in campo del campo, non è tanto l’esclusione dalla Champions League in sé, quanto la sensazione di un gruppo senza bussola. La gestione Spalletti, che pure aveva promesso un cambio di passo rispetto all’era Thiago Motta-Tudor, si è arenata sugli stessi scogli: pareggi casalinghi contro squadre della parte destra della classifica, mancanza di aggressività nei momenti decisivi e una tenuta mentale che si sgretola al primo avviso di burrasca. Il derby, ritardato a causa di scontri extra-calcistici, ha vissuto di fiammate effimere — il gol di Vlahović, il raddoppio momentaneo dello stesso centravanti serbo — per poi collassare sotto la spinta rabbiosa di un Torino che, pur con mezzi inferiori, ha dimostrato di possedere quella “spina dorsale” che oggi è drammaticamente assente in casa bianconera.
Rosa da rivoltare come un calzino
La critica non può limitarsi alla guida tecnica. Il minimo comune denominatore è la qualità della rosa: una collezione di “mezzi giocatori”, lontani anni luce dal blasone e dalle ambizioni di una società che deve puntare ai vertici. Quando la strategia di mercato si riduce a un riciclo continuo — richiamare chi era stato ceduto in precedenza, inseguire nomi di profilo internazionale che poi sfumano — significa che è venuta a mancare una visione di lungo periodo.
Eppure, l’ad Comolli, davanti ai microfoni di Sky, prova a guardare avanti, assumendosi in prima persona le responsabilità e promettendo una squadra vincente nel breve periodo. È un impegno ambizioso, che richiede però una netta discontinuità. La convivenza forzata tra dirigenza e allenatore, che si avvia verso un altro anno di matrimonio, dovrà necessariamente basarsi su un equilibrio nuovo: Spalletti otterrà, a quanto pare, più peso nelle scelte di mercato, ma questa concessione avrà senso solo se accompagnata da una vera sintonia operativa.
Basta incontri di routine
La Juventus che verrà deve sostanzialmente voltare pagina. Non bastano i proclami: serve una rivoluzione tecnica che passi per il coraggio di tagliare i ponti con il passato recente e la capacità di ricostruire una identità solida. L’addio di del dt Modesto e il ruolo sempre più centrale di Chiellini indicano che la società sta cercando un nuovo assetto, ma il tempo è una risorsa finita. La piazza, stanca di assistere al peggior risultato degli ultimi 15 anni, chiede fatti. Il prossimo vertice societario non sarà solo un incontro di routine, ma un crocevia fondamentale per evitare che il declino diventi abitudine. La Juventus ha bisogno, più che mai, di tornare a essere, in campo e fuori, una squadra da Juventus.




