Il calcio italiano riparte da Giovanni Malagò. Con il 68,58% dei consensi, l’ex numero uno del CONI è stato eletto nuovo presidente della FIGC, superando nettamente Giancarlo Abete e aprendo ufficialmente (almeno a livello di cariche) una nuova fase per il movimento calcistico nazionale. Una vittoria ampia, quasi plebiscitaria, che certifica la volontà dell’assemblea federale di dare una guida politicamente forte dopo mesi complicati, segnati dall’ennesima delusione sportiva e da un clima generale di sfiducia attorno alla governance federale.
Malagò scelta di continuità
L’elezione di Malagò rappresenta una scelta di continuità sul piano istituzionale ma anche di rottura sul piano progettuale. Il nuovo presidente eredita una FIGC che ha bisogno di riforme profonde: dalla valorizzazione dei vivai alla sostenibilità economica dei club, passando per una revisione del sistema arbitrale e una nuova centralità della Serie A nei processi decisionali.
Uno dei segnali più evidenti emersi dall’assemblea è stata la conferma nel Consiglio Federale di figure di peso come lo juventino Giorgio Chiellini, il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta e il vice-presidente dell’Udinese Stefano Campoccia. Una scelta che punta a garantire stabilità e competenza in una fase delicata, ma che allo stesso tempo mette Malagò nella condizione di lavorare con interlocutori già ben inseriti nel sistema calcio. La presenza di Chiellini, in particolare, continua a rappresentare un ponte simbolico tra il campo e le istituzioni.
Il calcio italiano non vede i Mondiali da 12 anni
Il primo grande dossier sulla scrivania del nuovo presidente riguarda però la Nazionale. Dopo il fallimento del percorso mondiale e l’uscita di scena di Gennaro Gattuso, la FIGC è chiamata a scegliere il nuovo commissario tecnico. In questo momento il nome più forte è quello di Roberto Mancini (anche se Malagò ha smentito di avergli già parlato), già protagonista del trionfo a UEFA Euro 2020. Il suo profilo viene considerato ideale per esperienza, conoscenza dell’ambiente e capacità di ricostruzione.
Il ritorno di Mancini sarebbe accolto come una scelta forte e simbolica: significherebbe puntare su un tecnico che conosce bene il gruppo azzurro e che ha già dimostrato di saper rigenerare una Nazionale in crisi. Sullo sfondo restano altri profili, ma la sensazione è che Malagò voglia accelerare per dare subito una guida tecnica chiara.
Riforma dei campionati, ma non solo
Tra le altre novità attese ci sono la possibile riforma dei campionati professionistici, una maggiore apertura all’utilizzo dei giovani italiani e un piano strutturale per rilanciare i centri federali. Malagò ha parlato di “unità” e “ambizione”, due concetti chiave per ridare credibilità al sistema.
Il suo mandato si apre in un momento storico complesso, ma anche ricco di opportunità. Il calcio italiano ha scelto esperienza, peso politico e relazioni internazionali. Ora però serviranno risultati concreti. Perché il tempo delle promesse è finito: per Malagò inizia la sfida più difficile, quella di riportare l’Italia ai vertici del calcio mondiale. Da verificare l’indiscrezione che abbiamo dato tempo fa: l’attuale responsabile dell’ufficio legislativo, Giancarlo Viglione, uomo di fiducia di Gabriele Gravina, potrebbe diventare Segretario Generale.




