Ci sono settimane destinate a lasciare il segno e quella che si aprirà lunedì prossimo potrebbe essere una delle più importanti degli ultimi anni per il calcio italiano. Due date, in particolare, meritano di essere evidenziate in blu sul calendario: mercoledì 15 luglio e giovedì 16 luglio. In appena 48 ore potrebbero infatti arrivare sviluppi destinati ad avere conseguenze sul presente e sul futuro del sistema calcistico nostrano.
Arbitropoli: quali rapporti tra Rocchi, Inter e Figc?
Il primo appuntamento è fissato per mercoledì 15 luglio, dicevamo, quando la Procura di Milano dovrebbe assumere una decisione sull’inchiesta ormai ribattezzata Arbitropoli. L’attenzione è concentrata soprattutto sull’eventuale trasmissione degli atti alla Procura Federale guidata da Giuseppe Chiné. Un passaggio che potrebbe riaprire scenari rimasti finora soltanto sul piano mediatico e che consentirebbe alla giustizia sportiva di valutare autonomamente l’eventuale esistenza di profili disciplinari.
Le indiscrezioni emerse negli ultimi mesi hanno alimentato un acceso dibattito sulle conversazioni tra alcuni arbitri e dirigenti dell’AIA, oltre che sui rapporti tra l’ormai ex designatore Gianluca Rocchi con la dirigenza dell’Inter (nessun indagato a proposito) e i vertici federali (anche qui nessun indagato). Se dovessero emergere elementi ritenuti rilevanti anche sotto il profilo sportivo, la Procura FIGC sarebbe chiamata a stabilire se aprire un fascicolo o approfondire vicende che hanno già generato forti polemiche tra tifosi e addetti ai lavori.
La CGUE spazza via la giustizia sportiva italiana?
Il giorno successivo, giovedì 16 luglio, l’attenzione si sposterà invece in Lussemburgo, dove la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è attesa a pronunciarsi sui ricorsi presentati al TAR, che a sua volta ha girato la patata bollente alla CGUE, dall’ex presidente della Juventus Andrea Agnelli e dall’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene.
Si tratta di una decisione particolarmente attesa perché potrebbe incidere sul rapporto tra ordinamento sportivo e diritto europeo. Al centro della vicenda vi sono temi che vanno ben oltre il caso Juventus: dall’effettiva tutela dei diritti della difesa ai limiti dell’autonomia della giustizia sportiva, fino alla compatibilità delle procedure disciplinari con i principi fondamentali dell’Unione Europea.
Un eventuale pronunciamento favorevole ai ricorrenti potrebbe aprire una fase completamente nuova, destinata a produrre effetti non soltanto sulle vicende che hanno coinvolto la Juventus, ma sull’intero impianto della giustizia calcistica europea. Al contrario, una decisione che confermasse l’attuale assetto rafforzerebbe il sistema oggi vigente, chiudendo almeno sotto il profilo giuridico uno dei capitoli più controversi degli ultimi anni.
Si decide tutto in 48 ore
Le due vicende, pur distinte, finiscono inevitabilmente per intrecciarsi. Da una parte c’è la possibilità che nuovi sviluppi investigativi coinvolgano il sistema arbitrale italiano e un club in particolare; dall’altra la verifica, davanti ai giudici europei, della legittimità delle procedure che hanno portato alle sanzioni nei confronti degli ex dirigenti bianconeri.
Sono quarantotto ore che potrebbero ridisegnare equilibri consolidati, alimentare nuovi confronti e, soprattutto, fornire risposte attese da tempo. Per questo il 15 e il 16 luglio rappresentano molto più di due semplici date sul calendario: potrebbero trasformarsi in uno spartiacque per il presente e per il futuro del calcio italiano.
