Le intercettazioni pubblicate oggi dal Corriere della Sera in merito alla vicenda Arbitropoli, aggiungono un tassello che va ben oltre la richiesta di archiviazione sul piano penale. Perché se è vero che la Procura di Milano (con il comunicato del procuratore capo Marcello Viola) non ha ritenuto dimostrabile un sistema finalizzato ad alterare il risultato delle gare, è altrettanto vero che gli stessi magistrati hanno raccolto conversazioni che descrivono un contesto di pressioni, singole ma continuative, sulle designazioni arbitrali. Ed è proprio questo materiale che ora finirà sul tavolo della Procura Federale di Giuseppe Chiné.
Rocchi e l’Inter che “pressa a bestia”
Le parole attribuite a Gianluca Rocchi, che si è auto-sospeso al momento dell’avviso di garanzia, sono di una durezza difficilmente conciliabile con la normalità dei rapporti istituzionali. L’ex designatore AIA, parlando con i propri collaboratori, si lamenta del fatto che “quelli dell’Inter rompono pesantemente” in riferimento alla designazione di Simone Sozza per Verona-Inter, tanto da valutare un cambio dell’arbitro pur di evitare ulteriori polemiche.
Al centro della vicenda compare Giorgio Schenone, addetto agli arbitri dell’Inter, che secondo quanto riferito da Riccardo Pinzani avrebbe confidato che Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, stesse parlando della questione con Paolo Viglione, responsabile dell’Ufficio legislativo della FIGC. Alla frase di Pinzani – “Schenone m’ha detto: guarda, so che Marotta ne stava parlando con Viglione” – Rocchi replica: “Sì, mi hanno chiamato, mi hanno rotto i coglioni”.
Le inter-cettazioni fantasma
È un passaggio che merita attenzione. Non perché provi automaticamente un illecito, ma perché fotografa una catena di interlocuzioni (che per Viola comunque non costituiscono “sistema”) che coinvolgerebbe un dirigente dell’Inter, il presidente del club e uno dei più importanti funzionari federali. La stessa Procura precisa che le telefonate cui Rocchi fa riferimento non risultano intercettate (forse usavano WhatsApp, Telegram o altri circuiti di messaggistica, ipotizza il quotidiano milanese) e, quindi, non costituiscono prova diretta di quei contatti. Resta però il fatto che Rocchi, mentre era sotto intercettazione, riferisce spontaneamente di aver ricevuto pressioni, circostanza destinata inevitabilmente ad assumere rilievo in sede sportiva.
La differenza tra giustizia penale e giustizia sportiva è sostanziale. L’archiviazione chiesta dalla Procura di Milano non equivale a una piena assoluzione sotto il profilo disciplinare. Il Codice di Giustizia Sportiva valuta infatti anche comportamenti contrari ai principi di lealtà, correttezza e probità, con un livello probatorio differente rispetto al processo penale. Per questo motivo la trasmissione degli atti alla Procura FIGC rappresenta il vero snodo della vicenda.
Chiarezza prima della nuova stagione
Oggi, quindi, il punto non è stabilire se esistesse un sistema capace di condizionare i campionati: la Procura dice di no, pur ammettendo “singole” (plurale) influenze. Il punto è chiedersi se sia fisiologico che un addetto agli arbitri, il presidente di una società e un alto dirigente federale vengano evocati all’interno di conversazioni nelle quali il designatore arbitrale afferma di sentirsi pressato al punto da modificare una designazione. È questa la domanda alla quale dovrà rispondere la giustizia sportiva, con i suoi tempi, che non saranno veloci a quanto pare, a differenza di altri casi analoghi del passato. E, soprattutto, è una domanda alla quale il calcio italiano non può permettersi di sottrarsi.




