La Spagna ha conquistato la seconda Coppa del Mondo FIFA della propria storia battendo 1-0 l’Argentina ai tempi supplementari. A decidere la finale è stato Ferran Torres al 106’, al termine di una partita dominata dalla Roja sul piano territoriale e delle occasioni. Il risultato è rimasto in equilibrio a lungo soprattutto grazie alle parate di Emiliano Martínez. Di seguito l’analisi della finale dei Mondiali 2026.
Spagna vs Argentina, i numeri: una finale a senso unico
La Spagna ha chiuso la finale dei Mondiali 2026 con il 65% di possesso, 20 tiri contro due e 12 conclusioni nello specchio, senza concederne nessuna. Netto anche il divario negli ingressi in area, 34 a sette, e negli expected goals: 2,34 contro 0,38. Martínez ha effettuato 12 parate, il dato più alto mai registrato da un portiere in una finale mondiale.
L’Argentina ha mantenuto la partita bloccata nel primo tempo con un 4-4-2 compatto, ma non è quasi mai riuscita a superare la pressione spagnola. Messi e Julián Alvarez sono rimasti isolati, mentre Enzo Fernández e Mac Allister hanno faticato a ricevere e giocare in avanti. Anche dopo il recupero del pallone, l’Albiceleste non ha trovato gli spazi per attaccare in campo aperto, perché la Spagna accorciava immediatamente con Rodri e i due centrali.
La squadra di Scaloni ha quindi difeso molto vicino alla propria area, rinunciando progressivamente alla possibilità di alzare il baricentro. Il blocco basso ha permesso all’Argentina di restare in partita, ma ha consegnato alla Spagna il controllo quasi totale della partita.
Spagna-Argentina analisi: Rodri detta i tempi, l’Argentina fatica a uscire dalla pressione
Nel 4-2-3-1 di De la Fuente, Rodri – inserito nella Top 11 dei Mondiali 2026 stilata da Opta – ha diretto la costruzione davanti alla difesa e garantito copertura dopo ogni perdita del pallone. Fabián Ruiz si alzava invece accanto a Dani Olmo e Álex Baena, creando superiorità alle spalle del centrocampo argentino.
Oyarzabal si abbassava dalla posizione di centravanti per liberare spazio, mentre Cucurella dava ampiezza a sinistra e permetteva a Baena di muoversi verso il centro. Sul lato opposto Pedro Porro rimaneva più prudente, lasciando a Lamine Yamal l’uno contro uno con Tagliafico. Questa disposizione ha consentito alla Spagna di attaccare sia centralmente sia sulle fasce senza perdere equilibrio.
La Spagna non si è limitata a far circolare il pallone, ma ha cercato con continuità le ricezioni alle spalle del centrocampo argentino, costringendo Romero e Lisandro Martínez a scegliere se uscire in pressione oppure proteggere la profondità. Quando l’Argentina stringeva centralmente, il pallone veniva portato rapidamente sugli esterni per creare situazioni di uno contro uno.
Ferran Torres decide la finale ai supplementari
Nella ripresa De la Fuente ha inserito Nico Williams e Ferran Torres per attaccare con maggiore frequenza l’area argentina. Con due giocatori più portati ad attaccare l’area, la Spagna ha alzato il numero di presenze negli ultimi metri e costretto i terzini argentini a difendere più bassi.
L’espulsione di Enzo Fernández nel recupero ha poi obbligato l’Argentina ad affrontare i supplementari in inferiorità numerica e a passare successivamente al 5-3-1. Scaloni ha protetto l’area inserendo un difensore, ma la squadra ha perso ulteriore capacità di uscire dalla pressione e tenere il pallone lontano dalla propria porta.
Il gol è nato da un cross di Pedro Porro verso il secondo palo. Nico Williams ha anticipato Molina e rimesso il pallone al centro, dove Torres ha attaccato lo spazio lasciato scoperto davanti alla difesa. Una rete costruita dai sostituti, ma preparata dalla superiorità territoriale mantenuta dalla Spagna per tutta la partita.




