La stagione della Juventus si apre con una vittoria importante, su un campo tradizionalmente ostico come quello di Frosinone, ma lascia in eredità più di qualche interrogativo. Il successo per 1-0, griffato dal colpo di testa di Gleison Bremer, porta in dote tre punti fondamentali per iniziare con il piede giusto, tuttavia la prestazione racconta di una squadra che, nonostante l’etichetta di “nuova”, continua a portarsi dietro i vecchi fantasmi e i difetti già ampiamente visti nella passata stagione.
La rete di Bremer e il dominio territoriale della Juventus
L’approccio alla gara dei bianconeri è stato inizialmente autoritario. La squadra ha cercato fin dalle battute inaugurali di prendere in mano il pallino del gioco, sfruttando la fisicità e le palle inattive. È proprio da un calcio piazzato che arriva l’episodio che sblocca il match: Bremer sovrasta la retroguardia ciociara e insacca con precisione, confermandosi un valore aggiunto non solo in fase difensiva, ma anche nell’area avversaria.
Nel corso della prima frazione e per lunghi tratti della ripresa, la Juventus ha creato i presupposti per raddoppiare, mostrando sprazzi di buon calcio e una discreta densità nella trequarti avversaria. Il problema, tuttavia, si è ripresentato puntuale al momento dell’ultimo passaggio e della stoccata vincente.
L’eterno problema del gol e il brivido finale
È qui che il film visto a Frosinone si è sovrapposto a troppi copioni della scorsa stagione della Juventus. La mole di gioco prodotta non ha trovato riscontro nel tabellino dei marcatori: troppe le occasioni sprecate a tu per tu con il portiere o sciupate per imprecisione e fretta sotto porta.
Nel calcio moderno, fallire un numero così alto di palle gol impedisce di blindare i match, lasciando inevitabilmente la partita in bilico. E così, negli ultimi dieci minuti, il copione è cambiato bruscamente. Il Frosinone, spinto dall’entusiasmo e dal pubblico di casa, ha riversato in avanti le ultime energie, costringendo la Juventus a un finale con qualche sofferenza di troppo. I brividi corsi lungo la schiena dei tifosi bianconeri nel recupero sono lo specchio di una gestione della gara che va perfezionata.
Le indicazioni per il futuro
Uscire dallo “Stirpe” con l’intera posta in palio era l’obiettivo primario, e la missione è stata compiuta. Ma Luciano Spalletti sa bene che non si può sempre sperare nella solidità difensiva per rimediare a una scarsa vena realizzativa. La “nuova stagione” mostra le fondamenta di quella passata, ma per compiere il definitivo salto di qualità e lottare per traguardi ambiziosi serve un cambio di passo mentale sottoporta: chiudere le partite quando si ha l’occasione è l’unico modo per evitare brividi che riaccendono vecchi fantasmi.




