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Home Calcio Il codice del calcio

Audero colpito da un petardo durante Inter-Cremonese. Cosa rischia la società nerazzurra

Audero a terra dopo il petardo lanciato dal tifoso interista. Le conseguenze per l'inter

Valentina Ciccarelli da Valentina Ciccarelli
3 Febbraio 2026
in Il codice del calcio
Audero Cremonese-Inter
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Indice dei contenuti nascondi
1. Audero colpito da un petardo: i fatti
2. Le conseguenze del petardo in campo
3. Cosa rischia la società dell’Inter
4. La decisione del giudice sportivo

Audero colpito da un petardo: i fatti

Audero poteva subire conseguenze più gravi. Cosa è accaduto nel match Cremonese-Inter della 23ª giornata.

Cremonese-Inter, stadio Giovanni Zini. A pochi minuti dalla ripresa, intorno al 49′ di gioco, un petardo viene lanciato in campo da un tifoso nerazzurro. E viene lanciato a pochi metri da Emil Audero, portiere della Cremonese.

Audero si accascia a terra, stordito, tanto da non riuscire neppure a sentire la voce dei compagni di squadra e degli avversari che gli chiedono come sta. Viene immediatamente soccorso dallo staff medico.

Lautaro Martinez e Dimarco, rivolti verso la propria tifoseria, allargano le braccia, increduli per il gesto e in segno di disappunto.

Il portiere della Cremonese, fortunatamente, si rialza e resta in campo, prosegue la partita. All’inizio con qualche difficoltà all’orecchio destro.

Le conseguenze del petardo in campo

Dopo i primi accertamenti, pare che a lanciare il petardo in campo colpendo la gamba di Emil Audero sia stato un iscritto all’Inter Club San Marino.
In una nota diffusa sui social, il club nerazzurro sammarinese ha dichiarato: “Come Inter Club San Marino ci assumiamo la responsabilità del fatto che un nostro socio fosse presente a Cremona. Prendiamo però le distanze in modo totale dal suo comportamento. Durante la trasferta agiva in maniera autonoma, senza che fossimo a conoscenza delle sue intenzioni. Abbiamo già richiesto la sua espulsione dal club e stiamo collaborando con la Digos per accertare ogni responsabilità”.

Secondo quanto riferito da Maurizio Improta, presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive non si è trattato di un singolo lancio di bombe carta, ma di più persone coinvolte. È stato già identificato e denunciato il soggetto che ha perso tre dita per la detenzione di materiale esplodente, mentre l’autore del lancio del bengala che ha colpito Audero è ancora in corso di identificazione tramite l’analisi delle immagini da parte della Questura di Cremona.

Il tifoso fermato ha riportato gravi ferite alle falangi di due dita. Attualmente è sorvegliato presso l’ospedale Maggiore di Cremona e, secondo le prime ricostruzioni, non si sarebbe ferito nel lancio del petardo finito vicino al portiere, bensì mentre tentava di scagliare un secondo ordigno, esplosogli in mano.

L’uomo era stato individuato dagli agenti della Questura già all’interno dello stadio. La sua posizione è tuttora sotto esame: appare poco probabile l’arresto, mentre è certa la denuncia accompagnata da un provvedimento di Daspo.

Sulla vicenda è intervenuto anche Giuseppe Marotta, presidente dell’Inter, che all’Ansa ha dichiarato: “Siamo in costante contatto con le autorità competenti per fare piena luce sul grave episodio avvenuto ieri sera a Cremona. Una volta identificati tutti i responsabili, l’Inter eserciterà la clausola di gradimento per vietare loro l’accesso a San Siro e procederà nei loro confronti anche in sede giudiziaria“.

Cosa rischia la società dell’Inter

In base alla normativa vigente, se un calciatore colpito da un oggetto lanciato dagli spalti non riporti lesioni gravi e sia in grado di proseguire la gara, l’incontro non viene sospeso né rinviato.

La partita dunque resta valida.

Ciò però non toglie che il regolamento stabilisce che le società rispondano in via oggettiva del comportamento dei propri sostenitori nel corso delle competizioni ufficiali. In casi come questi il giudice sportivo è tenuto a irrogare una sanzione pecuniaria nei confronti del club i cui tifosi si rendano responsabili del lancio di oggetti, fumogeni o petardi sul terreno di gioco.

L’entità dell’ammenda è graduata in funzione della gravità dell’episodio. Quando un petardo esplode in prossimità dei calciatori, la sanzione prevista varia da un minimo di 10.000 euro fino a un massimo di 50.000 euro. Nei casi ritenuti di particolare rilevanza, invece, il giudice può valutare l’adozione di ulteriori misure.

A occuparsi di tali questioni ci pensa il Codice di Giustizia Sportiva che, in varia misura agli articoli 6, 8, 25, 26 e 29 prevede che le società rispondano per i fatti violenti commessi da uno o più dei propri sostenitori, sia all’interno dell’impianto sportivo sia nelle aree esterne immediatamente adiacenti. Per le società di Serie A, come già detto, è prevista “l’applicazione della sanzione dell’ammenda, eventualmente accompagnata da diffida, in una misura compresa tra 10.000 e 50.000 euro”. In presenza di recidiva o di circostanze aggravanti, il quadro sanzionatorio può essere ulteriormente inasprito, includendo la chiusura di settori dello stadio o la squalifica del campo.

La decisione del giudice sportivo

A quanto ammonterà l’ammenda per la società dovrebbe sapersi nella giornata di oggi, martedì 3 febbraio. Non si esclude certo che il giudice sportivo, oltre a poter irrogare il massimo dell’ammenda, e dunque 50000 euro, potrebbe valutare anche la diffida. Non si esclude, inoltre, la chiusura del settore ospiti nelle prossime trasferte dell’Inter oppure la chiusura della curva in occasione della prossima gara casalinga, quella contro la Juventus.

Come sempre, ci si ritrova a dover fare la stessa considerazione: lo sport non è questo. La fortuna, altrettanto come sempre, è poterle raccontare certe cose, è che non ci siano state conseguenze più gravi per il calciatore. Quello che è successo non ha nulla a che vedere con il calcio e con lo sport. Non è tifo, non è passione.

È solo un gesto che mette in pericolo chi scende in campo e finché certi gesti continueranno a trovare spazio sugli spalti, a perderci non sarà solo una società, ma lo sport stesso.

 

Valentina Ciccarelli

Valentina Ciccarelli

Formata nel diritto, cresciuta nella scrittura. Da avvocato ho imparato a pesare le parole. Da giornalista, a cercare i fatti. Scrivere di sport è un esercizio quotidiano di equilibrio tra passioni e rigore, tra emozione e verità.

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