La Juventus archivia la sua tournée estiva imponendosi per 2-0 contro il Palermo, formazione di Serie B guidata da Filippo Inzaghi. Un successo firmato da un gol per tempo (Yildiz e Milik) che chiude ufficialmente il ciclo di amichevoli del precampionato, in attesa della sgambata in famiglia contro la NextGen e dell’esordio ufficiale in campionato contro il Frosinone del 23 agosto. Se dal punto di vista dei risultati la marcia di avvicinamento alla nuova stagione lascia ben sperare – con una sola sconfitta subita contro l’Inter in tutto il ritiro (2-1) –, i novanta minuti di Perth contro il Palermo hanno riproposto vecchi interrogativi sul piano del gioco.
Juventus: possesso sterile e i nodi tattici
Ancora una volta, contro un avversario sulla carta inferiore, la squadra ha faticato enormemente a tramutare il predominio territoriale in vere e proprie palle gol. Il primo tempo è scivolato via su ritmi spesso blandi, caratterizzato da un possesso palla spesso fine a se stesso. La manovra si è affidata quasi interamente agli strappi individuali, evidenziando una criticità tattica già vista in passato: la convivenza sulla trequarti tra Kenan Yildiz e il neoarrivato Alajbegovic. I due talenti hanno finito per pestarsi i piedi a vicenda, con il bosniaco che ha cercato con troppa insistenza la corsia mancina, zolla tradizionalmente presidiata dal turco. Le qualità però non sono in dubbio e alla lunga si integreranno e faranno la fortuna di questa squadra
Se Francisco Conceição, pur macchiando la sua prova con qualche scelta sbagliata di troppo e con corner battuti in modo rivedibile all’indietro, ha mostrato una maggiore brillantezza e vivacità atletica, lo stesso non si può dire della gestione del terminale offensivo.
Milik batte un colpo, Kolo Muani in ritardo
Nella ripresa, il valzer delle sostituzioni di Spalletti ha offerto indicazioni differenti sui centravanti. Randal Kolo Muani, aggregatosi al gruppo della Juventus in ritardo dopo la parentesi con l’Under 19 del Paris Saint-Germain, è apparso ancora lontano dalla condizione ideale, fallendo un paio di buone opportunità. Al contrario, Arek Milik ha fatto registrare un impatto ben più incisivo: il polacco ha offerto giocate tecnicamente pregevoli e ha siglato il gol del 2-0, confermandosi al momento più pronto rispetto al compagno di reparto. Resta tuttavia il tema cronico del pochissimo assortimento di palloni serviti agli attaccanti, un problema che sembra ripetersi a prescindere dall’allenatore in panchina.
Le note liete: Celik e la solidità difensiva
Tra le note liete della Juventus spicca la prova di Zeki Celik. Il terzino turco ha confermato un rendimento globale eccellente per tutto l’arco del precampionato, dimostrandosi un acquisto economico e particolarmente azzeccato per duttilità e affidabilità su entrambe le fasce. Ordinata e poco sollecitata, invece, la retroguardia, dove la coppia formata da Koopmeiners e Gatti prima, Cabal e Rugani poi, non ha mai corso veri pericoli. Nel finale, tuttavia, è servito un grande intervento di Mattia Perin per blindare il risultato da distanza ravvicinata: una parata che candida prepotentemente il portiere italiano, al netto di un nuovo acquisto, a una maglia da titolare in vista della prima di campionato.




